“Mario-Netta”
Le bugie hanno nuvole basse
e le maree quando s’allontanano
scoprono sempre la riva.
Mario non vuole più recitare la sua parte,
nel legno di ciliegio il cuore si ribella
e s’arrende all’evidenza della neve
alzando in aria la sua camicia bianca.
Col naso lungo orienta la sua rotta
tra vele stanche e gelide lenzuola
appese come stelle sul filo della notte.
Mentre guarda, l’espressione non ha voce
ma colori su cartoni ancora vuoti.
Mentre pensa, l’espressione non ha voce
ma occhi grandi amaranto di rancore.
Nevica tuttavia
e dal cielo cadono oboli lucenti di cristallo
lui li raccoglie tutti
con il cappello rovesciato in mano,
senza più fame nè sete,
senza più ali nè rete,
ma con un ricordo improvviso
di quando sua nonna vestita di vigogna,
coi ferri e fil spinato gli preparò due sciarpe
identiche e dello stesso colore delle scarpe,
una per tutti i giorni e un’altra per le occasioni buone.
A ben pensare,
la messa in scena cominciò proprio da lì.
